giovedì 27 marzo 2025

La città proibita

Regia di Gabriele Mainetti. Un film Da vedere 2025 con Enrico Borello, Yaxi Liu, Marco Giallini, Sabrina Ferilli, Chunyu Shanshan. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2025, durata 137 minuti.

Cina, 1979. Due genitori sfuggono all'obbligo del figlio unico mettendo alla luce le bambine Yun e Mei. Mei, la secondogenita, è però costretta a nascondersi sempre per evitare alla famiglia una denuncia. Salto temporale fino a metà anni Novanta: Mei si ritrova nella Roma multietnica del quartiere Esquilino, presso il ristorante cinese La città proibita. Quel luogo è la chiave della ricerca che l'ormai giovane donna ha intrapreso per ritrovare la sorella maggiore, che è diventata una prostituta nella Città Eterna. I destini di Mei si incroceranno con quelli di Marcello, giovane cuoco in un ristorante rivale di cucina tradizionale romana, rimasto insieme alla madre Lorena a gestire il locale dopo la sparizione di suo padre Alfredo. Annibale, un amico fraterno di Alfredo, cerca di dare loro una mano, anche perché detesta il proprietario di La città proibita e i tentativi degli immigrati di diventare "padroni in casa sua".

Laddove Lo chiamavano Jeeg Robot giocava con l'immaginario audiovisivo dei supereroi applicato alla romanità di margine, La città proibita si muove fra il Kung Fu movie, l'universo tarantiniano e la Roma multietnica.

La regia di Mainetti gestisce con destrezza le scene di azione e si confronta alla pari con i più elevati standard di professionalità del cinema internazionale, in particolar modo quello statunitense (più che quello dell'Estremo Oriente), e la fotografia di Paolo Carnera è come sempre impeccabile.

Quello che lascia purtroppo a desiderare è invece la sceneggiatura, una sorpresa essendo il team di scrittura formato dalla formidabile coppia Stefano Bises-Davide Serino, insieme allo stesso regista. L'impalcatura della trama sembra più imperniata sui messaggi da comunicare che sulla fluidità del racconto, e i personaggi risultano fra loro slegati, appaiono e scompaiono all'interno della trama, come se le loro storie individuali faticassero ad integrarsi in una narrazione coesa. L'effetto è quello di un piatto (cino-romanesco) al quale hanno lavorato troppi cuochi attingendo a ricette diverse.

La caratterizzazione più interessante (benché prevedibile visto l'interprete) è quella di Annibale, cui Marco Giallini presta una dimensione dolente e smarrita che rende più articolato il personaggio, e Sabrina Ferilli dà la sua zampata d'attrice al ruolo di Lorena, che però appare privato di una scorrevole progressione narrativa. La stessa mancanza di continuità riguarda anche il personaggio di Mr. Wang (Chunyu Shanshan), più una maschera (etnica) che un essere umano a tutto tondo. L'unica continuità è fornita da Mei (Yaxi Liu, sorprendente sia come atleta che come interprete), che però vediamo quasi sempre in fase di combattimento alla Black Mamba, senza un approfondimento su una personalità che attraversa passaggi repentini (come la trasformazione in turista giuliva nella scena del giro in motorino).

È un peccato, perché il passaggio dalla Cina alla Piazza Vittorio delle bancarelle etniche sotto i portici (poi trasferite nel 2001 al vicino mercato coperto, che appare nel film in versione notturna) è interessante e farebbe sperare in una vera contaminazione fra i mondi, così come è interessante il mix di omaggi al cinema ambientati nella Città Eterna. Anche il commento musicale mescola brani celeberrimi di Mina e De Andrè, Patty Pravo e Tom Jones in cover cinesi, alle musiche (meno emotivamente coinvolgenti) di Fabio Amurri. Ma la buona riuscita richiede un amalgama di tutti gli ingredienti, invece che un semplice accostamento. (by MyMovies.it)

Comincio subito col dire che il film ha superato ampiamente le mie aspettative. Le molteplici scene di kung fu sono bellissime, si nota che la ragazza è veramente un'atleta. Mi è piaciuta la scelta di aver ambientato un film internazionale a Roma e non solo perchè il film è di un regista italiano, se non ne eri a conoscenza, potevi pensare che non lo fosse. Gli attori sono stati tutti bravi... anche Giallini che non è tra i miei preferiti devo dire che si è calato alla perfezione nel suo personaggio che forse è il più poliedrico di tutti. Mi è piaciuto molto anche il personaggio di Marcello, così umano, così vero nei suoi sentimenti sia nei confronti della madre che del padre, che inizialmente fatica a comprendere, come è giusto che sia... è difficile per un figlio accettare che il proprio padre lasci la sua famiglia per una ragazza molto più giovane di lui, ma il detto 'all'amor non si comanda...' rimane sempre vero! Unico appunto... un pelo meno 'romanaccio' nei dialoghi poteva andare bene uguale...

Voto: 7

Perfetti sconosciuti

DINO ABBRESCIA, ALICE ALBERTINI, PAOLO BRIGUGLIA,
PAOLO CALABRESI, MASSIMO DE LORENZO,
LORENZA INDOVINA, VALERIA SOLARINO

di Paolo Genovese
scene Luigi Ferrigno
costumi Grazia Materia
luci Fabrizio Lucci                      
regia Paolo Genovese

Nuovo Teatro in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana e Lotus Production

Paolo Genovese firma la sua prima regia teatrale portando in scena l’adattamento di Perfetti sconosciuti.
Una brillante commedia sull’amicizia, sull’amore e sul tradimento, che porterà quattro coppie di amici a confrontarsi e a scoprire di essere “perfetti sconosciuti”.
Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata ed una segreta.
Un tempo quella segreta era ben protetta nell’archivio della nostra memoria, oggi nelle nostre sim.
Cosa succederebbe se quella minuscola schedina si mettesse a parlare?
Durante una cena, un gruppo di amici decide di fare un gioco della verità mettendo i propri cellulari sul tavolo, condividendo tra loro messaggi e telefonate. 
Metteranno così a conoscenza l’un l’altro i propri segreti più profondi…(dal sito del Teatro Comunale di Carpi)

Non mi ricordavo benissimo il film, ma ho trovato lo spettacolo migliore del film, meno cupo e più divertente. L'argomento in sè è ancora molto attuale nonostante siano passati già diversi anni dall'uscita del film, è impossibile conoscersi veramente e tutti abbiamo dei segreti, chi più, chi meno. Poi alcune cose forse sono portate un po' all'eccesso, forse non è poi così importante che gli amici che frequenti assiduamente non sappiano che sei gay, o meglio, in questa epoca ormai non dovrebbe più essere un problema, i problemi sono ben altri... Però il tutto è stato stemperato da momenti esilaranti e questo ha reso lo spettacolo molto godibile.

Voto: 7

Toccando il vuoto

Una produzione Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito e Argot Produzioni

con il contributo di Regione Toscana
di David Greig
traduzione Monica Capuani
con Lodo Guenzi, Eleonora Giovanardi, Giovanni Anzaldo e Matteo Gatta
regia di Silvio Peroni

Rappresentato per la prima volta in Italia, il testo del drammaturgo scozzese David Greig, Toccando il vuoto, pone alla base dell’opera il tema delle scelte, etiche e non, che circondano gli eventi.

Tratto da una storia vera, la pièce è ambientata nel 1985 durante la scalata nelle Ande Peruviane, dove gli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates restano vittime di un incidente durante la fase di discesa che provoca la caduta di Joe in un dirupo. Simon, per non rischiare di precipitare assieme al suo compagno, è costretto a tagliare la corda da arrampicata. La storia si sviluppa tra passato e presente, tra passione, sensi di colpa, amicizia e resilienza, in un tempo e spazio che si fondono costantemente, ponendo il pubblico in un interrogativo costante: «cosa avremmo fatto al posto di Simon?». (dal sito del Teatro delle Celebrazioni)

Per fortuna non avevo letto niente di questa piece teatrale, altrimenti avrei già saputo come si svolgeva la storia, che è stata rappresentata in modo che solo verso la fine si comprende che per lo più si è trattato di un sogno che ha fatto Joe. Quattro attori che hanno 'riempito' il palco manco fossero in venti!!! Ho adorato l'interpretazione di Eleonora Giovanardi, che ha reso il personaggio delle sorella di Joe veramente 'autentico' e 'forte'! Ma sono stati bravi tutti, sono riusciti a far sentire le emozioni provate in uno sport così particolare e alla portata di pochi. Cosa avremmo fatto al posto di Simon? non lo sapremo mai, perchè in certe circostanze bisogna trovarcisi, e questa è solo una metafora di tutti quei momenti difficili della vita in cui ci viene chiesto di prendere delle decisioni. Saranno quelle giuste? forse semplicemente non c'è una decisione giusta e una sbagliata, c'è quella che si riesce a prendere! 

Voto: 8

Biancaneve (2025)

Regia di Marc Webb. Un film con Rachel Zegler, Gal Gadot, Emilia Faucher, Andrew Burnap, Ansu Kabia. Cast completo Titolo originale: Snow White and the Seven Dwarfs. Genere Avventura, Drammatico, Family, - USA, Germania, 2025, durata 109 minuti.

La storia è nota: Biancaneve viene perseguitata dalla regina cattiva, sua matrigna, che la vuole morta perché lo "specchio delle sue brame" le ha detto che è Biancaneve, e non più lei, la più bella del reame. La ragazza si rifugia presso la casetta nella foresta dei sette nani ma la regina Grimilde, autotrasformata in strega, la convince ad addentare una mela avvelenata: solo un bacio d'amore potrà salvare Biancaneve dalla morte.

In questa riedizione Disney live action della celebre favola dei fratelli Grimm, la cui magnifica versione animata del 1937 fu il primo lungometraggio classico Disney e vinse un Oscar onorario, non ci sono principi.

E Biancaneve è ben più assertiva della precedente protagonista, perché suo padre l'ha cresciuta secondo i principi del coraggio, dell'impavidità e della fierezza personale.

Biancaneve live action è da un lato molto aderente al film d'animazione, del quale riproduce fedelmente alcune immagini iconiche (lo specchio, le ombre dei nani sulla parete della miniera, gli alberi minacciosi durante la fuga della protagonista nel bosco, la trasformazione della regina in "vecchia strega" dalle mani simili ad artigli), dall'altro cerca di aggiornarsi alle sensibilità contemporanee in tema di empowerment femminile, di multietnicità (Biancaneve è interpretata dall'attrice colombiana Rachel Zegler, già Maria nel West Side Story di Steven Spielberg, il cacciatore che dovrebbe ucciderla è afroamericano, e così via) e trasforma i sette nani in creature create dalla grafica computerizzata (ma dà ad un attore affetto da nanismo il ruolo più eroico). C'è persino un riguardo (di troppo) ne confronti della regina, che non verrà uccisa dai nani come nell'originale (del suo destino non diciamo per non fare spoiler).

Il cambiamento più rilevante riguarda l'interesse amoroso di Biancaneve, non più principe azzurro, ma bandito ribelle che non disdegna i furtarelli e che lotta per riportare al trono il legittimo re invece dell'usurpatrice Grimilde. Curioso anche il contrasto fra la bellissima Gal Gadot nei panni della regina e la obbiettivamente meno attraente Zegler, che tuttavia viene elevata a "più bella del reame" in virtù della sua magnificenza interiore. Il fatto che questa Biancaneve esca in pieno clima trumpiano aggiunge elementi esterni di riflessione, perché la gentilezza e l'inclusività di Biancaneve hanno la meglio sull'avidità e la superficialità della matrigna, che concentra su di sé tutte le ricchezze del regno e considera l'appeal estetico la fonte del suo potere.

Il risultato però è una versione ibrida con non pochi elementi grotteschi - in primis i sette nani in CGI - che fanno rimpiangere la morbidezza e la raffinatezza dell'animazione originale (interamente disegnata a mano). Alcune scelte, invece di limitarsi ad aggiornare la favola alla contemporaneità, in qualche modo la snaturano, togliendole quella potenza iconica che l'ha resa immortale. Se è divertente che i nani aiutino Biancaneve a rimettere a posto la loro casetta (anzi, Biancaneve canta, mentre il "lavoro sporco" lo fanno loro) appare snaturante, ad esempio, che Cucciolo, il cui mutismo era un tratto identitario, si metta di botto a parlare, con l'intento empowering di trovare la sua voce.

Biancaneve rimane a metà del guado, senza osare una vera rilettura ironica della fiaba originale, che voleva la protagonista "colf dei sette nani" e in passiva attesa di un principe azzurro che le svolti (letteralmente) l'esistenza, e allo stesso tempo rivelandosi poco rispettosa della forza originaria della favola nera dei Grimm, che costituiva una cruda metafora dell'accettabilità femminile solo in termini di attrattiva estetica, e faceva della vecchiaia la deriva horror della perdita dell'unico potere concesso alle donne. Il balletto finale in stile The Perfect Couple (o Bollywood) appare come un ulteriore segnale del desiderio di accontentare un po' tutti, con il risultato di non accontentare fino in fondo nessuno.(by MyMovies)

Io da sempre, e probabilmente fino alla fine dei miei giorni, amo le fiabe!!! Potrebbero fare mille rifacimenti di 'La Bella e la Bestia' ed io li vorrei vedere tutti!!! Quindi non potevo lasciarmi scappare questo Biancaneve, fosse altro per trovarvi i lati positivi e negativi. Dire che è brutto mi pare un po' troppo... diciamo che hanno voluto fare qualcosa di diverso, un pelo più moderno e su queste storie così classiche è normale che sia un azzardo. Però ho amato le ambientazioni, in particolare la miniera e i nani così ampiamente criticati li vorrei nel mio giardino, soprattutto quel 'pan di zucchero' di Cucciolo con i suoi immancabili occhioni. La matrigna cattiva è fantastica, con la sua canzone magistralmente cantata in italiano da Serena Rossi. Però c'è un però... grande come una casa, anzi ce ne sono due... il primo è che non si può vedere quella fiaba senza il Principe Azzurro, fatto diventare per l'occasione un bandito nonostante il suo portamento tipicamente da 'principe' e il secondo, ahimè... è Biancaneve!!! Insomma proprio non mi è piaciuta, quando la matrigna chiedeva allo specchio magico chi era la più bella del reame e lui rispondeva Biancaneve a me veniva da rispondere... 'DOVE???' ma poi al termine anche lui lo ha detto che Biancaneve era 'interiormente' molto più bella di lei... e così sì che ci sta! 😆Ma non ne faccio nemmeno una questione di bellezza e di mancata coerenza tra il suo nome ed il colore ambrato della sua pelle, non mi è piaciuta la sua recitazione e le sue espressioni sempre poco convincenti.

Voto: 6,5 (solo perchè LE FIABE SONO SEMPRE BELLE!!!)

giovedì 20 marzo 2025

Lame di luce

di Michael Connelly

Il detective Harry Bosch ha chiuso il distintivo nel cassetto: dopo ventotto anni ha lasciato la polizia di Los Angeles. Ma la ricerca della verità è per lui un'ossessione, una febbre che gli impedisce di trovare pace. Nella sua mente è ancora viva l'immagine di Angela Benton, strangolata quattro anni prima: i seni scoperti, gli occhi spalancati, le mani alzate sopra la testa, in un'implorante richiesta d'aiuto. La telefonata di Lawton Cross, poliziotto che si era occupato dell'indagine dopo di lui, è la molla che spinge Bosch ad agire. La vittima lavorava come assistente di un famoso produttore di Hollywood e tutti gli indizi sembrano collegare la sua morte a una rapina da due milioni di dollari avvenuta sul set di un grande film d'azione.(by Amazon.it)

Harry Bosch è in pensione, o meglio è un detective privato che lavora per se stesso, ad un caso che gli è stato tolto troppo presto... ma sorprendentemente si apre uno scenario molto complicato che riguarda l'omicidio di Angela Benton, dove sono implicati polizia, FBI e personaggi poco raccomandabili il cui unico desiderio è fare soldi. Ma Eleanor Wish, sua compagna di alcuni anni prima indimenticata, sembra essere l'unica ancora di salvezza ed al termine del romanzo si comprende finalmente cosa nasconde il suo fare circospetto. Maddie, una bimba di 4 anni, con gli occhi uguali a quelli Harry, entra nella vita del detective come un raggio di sole! 

Mickey 17

Regia di Bong Joon-ho. Un film con Robert Pattinson, Naomi Ackie, Steven Yeun, Toni Collette, Mark Ruffalo. Cast completo Genere Avventura, Drammatico, Fantasy, - USA, Gran Bretagna, 2025, durata 139 minuti. Uscita cinema giovedì 6 marzo 2025 distribuito da Warner Bros Italia.

Nel 2054, la mancanza di opportunità sulla Terra spinge le masse al pellegrinaggio interstellare, che inevitabilmente vuol dire sfruttamento da parte di potenti demagoghi al comando di queste spedizioni. Uno di loro è Kenneth Marshall, politico fallito in cerca di una nuova era per l'umanità su un pianeta inospitale abitato da strane creature. Per sfuggire a dei pericolosi usurai, Mickey Barnes accetta di imbarcarsi sull'astronave firmando un contratto da expendable, tuttofare destinati a morire ripetutamente grazie a una tecnologia che consente di "ristampare" un corpo all'infinito mantenendone la coscienza.

Tale era stato l'impatto culturale e cinematografico di Parasite che non sembrano sei gli anni che lo separano dal ritorno di Bong Joon-Ho con Mickey 17.

Nell'adattare un romanzo di Edward Ashton, Bong si confronta con la sua produzione finora più imponente, un'enorme giostra sci-fi che ha il merito di saper essere strana e bizzarra in un panorama sempre più omologato. Al tempo stesso, come accade per tanti maestri del cinema internazionale, il passaggio ai grandi budget e alle star anglosassoni finisce per creare un effetto "parco giochi" che attenua la verve originale del regista e lo porta a ripetersi.

C'è dunque tanto del Bong che conosciamo nella plastica e propulsiva baraonda spaziale di Mickey 17: le disuguaglianze sociali di Snowpiercer, le simpatiche creature digitali come in Okja, una galleria sempre più barocca di villain in pieno delirio di potere (stavolta Toni Collette e Mark Ruffalo, nei panni di un riuscito Trump di quart'ordine che si crede condottiero del nuovo mondo). C'è anche, ovviamente, Robert Pattinson che si sdoppia nei ruoli di Mickey 17 e 18, due delle sue tante copie sacrificabili che dovrebbero alternarsi in seguito alla morte ricorrente ma che qui si sovrappongono nella loro diversità - soprattutto la voce, con un lavoro notevole sul numero 17 non per la prima volta nella carriera dell'attore - e si troveranno al centro della rivoluzione.

Benché il gancio della storia risieda nella gag della "morte di routine" (il povero Mickey è così abituato a finire cadavere nel fuoco che i cruenti e fantasiosi decenni finiscono per venirgli a noia), il dispositivo non diventa mai un vero e proprio motivo filmico in stile Edge of Tomorrow. Bong è più interessato a rompere il sistema che ad ammirarlo in funzione, e i suoi temi abituali di ambientalismo, bene comune e ribellione di fronte alle ingiustizie richiedono esplosività sovversiva.

La capacità del regista di creare momenti di cinema, complici gli impeccabili valori produttivi degli effetti speciali e della fotografia di Darius Khondji, continua ad avere pochi eguali. Lo stesso può dirsi del suo gusto peculiare a livello di tono, sospeso tra il grottesco, la commedia e il drammatico in quella che è ormai una sorta di firma personale: mai troppo assurdo da minare il pathos, né pienamente addentro al linguaggio convenzionale del genere sci-fi declinato all'hollywoodiana.

Il problema casomai è Bong stesso e il suo universo già esistente, così ricco e vivido, che dopo Snowpiercer è sempre sembrato un po' asfittico al di fuori del fenomeno Parasite. Chissà che la strada giusta non sia quella di un ritorno sulla Terra per uno dei registi sinonimi con l'epoca dorata del cinema coreano. (by MyMovies.it)

Se la trama sembra banale, con note umoristiche sicuramente da non sottovalutare, sotto sotto è un film che fa riflettere. La duplicità di un essere umano che per 17/18 volte, nonostante sia uguale risulta diverso, la dice lunga su quanto l'essere umano in realtà sia complicato. Tutti noi abbiamo mille lati del nostro carattere e a seconda di quale prevale, può sembrare che si abbia a che fare con persone diverse. Ma alla fine il cuore è sempre lo stesso e le decisioni piùà importanti vengono prese con quello... Ho trovato questo film molto divertente, Tobert Pattinson in generale non mi piace tantissimo, ma in questo film mi ha convinto e Mark Ruffalo, nei suoi personaggi un po' 'border line' per me è il TOP!

Voto: 7,5

 

Anora

Regia di Sean Baker (II). Un film Da vedere 2024 con Mikey Madison, Mark Eydelshteyn, Yuriy Borisov, Karren Karagulian, Ivy Wolk. Cast completo Genere Drammatico, - USA, 2024, durata 138 minuti. Uscita cinema giovedì 7 novembre 2024 distribuito da Universal Pictures.

Anora detta Ani è una ballerina erotica americana di origine russa esperta in lap dance che porta i clienti nei privé offrendo loro servizi extra a pagamento Un giorno nel locale dove lavora arriva Ivan, un ragazzo russo che pare entusiasta di lei e dei suoi molti talenti. Il giorno dopo Ivan invita a casa sua, e Ani scopre che il ragazzo vive in una megavilla ed è figlio unico di un oligarca multimiliardario. Le cose fra i due ragazzi vanno così bene che Ivan porta Ani a Las Vegas e là le chiede di sposarlo. Ma i genitori di lui non sono affatto d'accordo, e mandano una piccola "squadra di intervento" a recuperare il figlio dissennato. Quella che seguirà è una rocambolesca avventura ricca di sorprese , che tuttavia non dimentica di avere un cuore e un occhio alla realtà anche all'interno dell'esagerazione comica.

Con Anora il regista americano Sean Baker si cimenta con la "broad comedy" stile Una notte da leoni (indicativo il passaggio a Las Vegas) e la concitazione dei film dei fratelli Safdie, ma mantiene uno stile indie personale e un piglio autoriale riscontrabili in regia, scrittura e montaggio, tutti peraltro firmati personalmente da Baker, che è anche direttore di casting per il suo film: e il cast è responsabile di una parte importante della sua riuscita.

Mikey Madison, già apparsa in Once Upon a Time in Hollywood, tiene magnificamente la scena nei panni della protagonista, disincantata ma non priva di speranza, realista ma non priva di sogni, irriducibile e mai incasellabile in qualche facile stereotipo. Accanto a lei c'è un gruppo di magnifici interpreti maschili, fra cui spiccano l'irresistibile giovane attore russo Mark Eydelshteyn (una versione più genuina e divertente di Timothée Chalamet nel ruolo di Ivan) e il veterano attore armeno Karren Karaguilian (atore feticcio di Baker qui nei panni di Toros, il padrino di Ivan). Il più bravo è come sempre il russo Yura Borisov (il "gopnik" Igor), già apprezzato in Scompartimento n. 6 e in Captain Volkogonov escaped, cui spetta qui una delle risposte più belle riguardo alla violenza sulle donne.

Il gioco iniziale è quello di raccontare una storia alla Pretty Woman, di cui Anora cita sia uno degli scambi di battute più iconici ("Avrei accettato per duemila" "Sarei arrivato a quattro") che il nome di Cenerentola abbinato ad una parolaccia, sia infine l'imperativo della protagonista di non baciare sulla bocca i suoi clienti.

Ma la storia di Anora prende tutt'altra piega e dà spazio alle dinamiche fra i personaggi, anche loro apparentemente classificabili secondo le maschere ricorrenti del cinema americano e invece mai così scontati. E il pericolo reale che Ani correrà nel corso della storia è ad appena mezzo grado di separazione dallo svolgimento comico della vicenda narrata.

La regia ricorda lo Scorsese muscolare dei "bravi ragazzi" (la fotografia, come in Red Rocket, è di Drew Daniels), il montaggio è concitato ma fluido, la sceneggiatura vivace e piena di battute perfette per i personaggi che le pronunciano, perché Anora è uno di quei rari film contemporanei in cui contano in egual misura l'azione e i caratteri, anzi, l'azione è una diretta conseguenza delle personalità in scena, che sono coerenti nel loro sviluppo e non interagiscono mai a casaccio, nemmeno nell'hellzapoppin che si viene a creare.

Baker sottolinea ancora una volta la tristezza e lo squallore dei sogni preconfezionati che molti giovani americani scambiano per aspirazioni alte: ad esempio Ani ipotizza come viaggio di nozze Disneyland, il che è anche un riferimento al precedente film di Baker Un sogno chiamato Florida.

Anora è un film divertentissimo ma con una dark side molto oscura, e accompagna il talento multiforme di Sean Baker nel suo passaggio ad un'accessibilità da grande pubblico, senza per questo fargli perdere la propria cifra autoriale e indipendente. E il sesso, come in tutta a filmografia di Baker, è centrale in tutti i suoi significati (by MyMovies.it)

Ho trovato la prima parte del film un po' noiosa, una volta inquadrata la situazione di Anora e il tipo di relazione che si stava instaurando con Ivan, si potevano saltare alcuni festini e le loro conseguenze... Ma dopo il matrimonio, il film prende un altro ritmo, l'intervento degli scagnozzi del padre di Ivan, nonchè l'arrivo di mamma e papà, rendono questo film molto divertente. Una menzione particolare per la doppiatrice del personaggio di Anora... non sta un attimo zitta, tra improperi ed esclamazioni mentre gli altri conversano in sua presenza come se lei non ci fosse... deve essere stato un vero 'lavoraccio'. Che poi questo film meritasse tutti questi Oscar... ho i miei dubbi, ma sicuramente l'interpretazione del personaggio di Anora è molto impegnativo.

Voto: 7

 

martedì 11 marzo 2025

Suzume

di Makoto Shinkai

In una tranquilla cittadina del Kyushu, la giovane Suzume si imbatte in una curiosa porta, che si erige intatta tra le rovine di un edificio fatiscente, come se fosse stata salvata per magia dalla devastazione. La porta non si apre su nulla ma la ragazza sente comunque l’impulso di girarne il pomello e di spalancarla. Di colpo, in seguito al suo gesto, una serie di altre porte altrettanto misteriose, sparse in tutto il Giappone, iniziano ad aprirsi una dopo l’altra... ma dovranno essere richiuse al più presto, o la calamità che si nasconde dall’altra parte sarà libera di abbattersi sul Paese. Seguendo il mistico richiamo delle porte, inizia così per Suzume un incredibile viaggio per chiuderle tutte, come una novella Pandora che tenta di sigillare il proverbiale vaso. (by Amazon.it)

Premetto di aver visto diverso tempo fa il film al cinema, in una di quelle rassegne 'anime' speciali e di essermene innamorata, un po' come con 'Your Name'... ed il romanzo, che non è altro che una  trasposizione del film (al termine del libro c'è una nota dell'autore in cui spiega che la scrittura di questo libro si è svolta in contemporanea con la realizzazione del film...) mi è piaciuto davvero molto. Adesso non mi resta che rivedere il film, per gustarmi alcuni particolari che la mia memoria scarsa ha dimenticato! Ho trovato il romanzo molto particolareggiato, forse a tratti troppo, perchè comunque resta difficile descrivere un'ambietazione di fantasia, ricca di colori e di eventi sovrannaturali... ecco perchè penso che questi romanzi, strettamente connessi con i relativi film, andrebbero gustati in contemporanea, per poter fare confronti tra quello che si immagina mentre di legge e quello che è stato realizzato nel film. La storia poi è molto bella, deve piacere il genere, questo è chiaro, ma amo queste vicende che nascondono dei significati molto profondi al loro interno. Anche in questo caso si tratta di un viaggio interiore ed esteriore, che porta ad una conoscenza/crescita della protagonista Suzume.

lunedì 10 marzo 2025

La zona d'interesse

La zona d'interesse (The Zone of Interest) è un film drammatico del 2023 scritto e diretto da Jonathan Glazer, vincitore di due premi Oscar: miglior film internazionale e miglior sonoro.

La pellicola, adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo del 2014 scritto da Martin Amis, è stata presentata in concorso al Festival di Cannes 2023.[1]

Il film è stato inoltre definito uno dei cinque migliori film internazionali in assoluto del 2023 secondo il National Board of Review.

1942. Rudolf Höß, l'SS a comando del campo di concentramento di Auschwitz, sua moglie Hedwig e i loro cinque figli vivono tranquillamente la propria "idilliaca" quotidianità all'interno della cosiddetta "zona di interesse" (Interessengebiet), un'area di circa 25 miglia attorno al campo di concentramento, ignorando volutamente gli spari, le urla e rumori di treni e fornaci provenienti dall'altra parte del muro che divide casa e campo. Rudolf porta i figli a nuotare e a pescare mentre alcuni detenuti lo aiutano con i lavori più pesanti, invece Hedwig cura il giardino, che ha progettato lei stessa, e si occupa della casa aiutata da alcune ragazze polacche, una delle quali, la notte, esce di nascosto dalla casa per nascondere del cibo nei luoghi di lavoro dei prigionieri; inoltre, occasionalmente, gli effetti personali dei prigionieri (abiti, gioielli o cosmetici) vengono consegnati agli Höß, che se ne appropriano incuranti della loro provenienza (es.: una delle figlie si mette a dieta pur di indossare un abito pur sapendo che l’ex proprietaria, in quel momento, stia morendo di fame).

Col tempo, mentre il campo diventa sempre più efficiente con Rudolf che approva il progetto di un nuovo crematorio realizzato da J.A. Topf und Söhne e il giardino della casa diventa sempre più rigoglioso e fiorito grazie a Hedwig, la famiglia incappa nei primi inconvenienti del vivere così vicina al campo: prima i bambini entrando in contatto con le ceneri umane disperse nel fiume dove stanno pescando e, in seguito, la madre di Hedwig, giunta in visita, se ne va di nascosto (lascia un biglietto alla figlia, che lei brucia irritata) perché sconvolta dalle fiamme del crematorio visibili dalla camera delle bambine.

A novembre, Höß riceve l’ordine di trasferirsi a Oranienburg, vicino a Berlino, così Hedwig, scontenta della notizia, gli chiede di convincere i suoi superiori a lasciare che lei e i bambini rimangano in quella casa, seppur ciò significhi che rimarrà lontana dal marito per vari mesi. Mentre Höß, prima di partire, ha un rapporto sessuale con una ragazza,[2] la richiesta di Hedwig viene accolta permettendo a lei e ai bambini di continuare la propria vita in quello che loro definiscono il loro piccolo "paradiso".

Arrivato a Berlino, Höß viene incaricato da Oswald Pohl di dirigere l’Aktion Höß, un’operazione a lui intitolata che consiste nel trasporto di 800.000 ebrei ungheresi nei diversi campi di concentramento del Reich, e che permetterà all'uomo di tornare ad Auschwitz e ricongiungersi alla sua famiglia.

Dopo la festa organizzata dall'Ufficio centrale economico e amministrativo delle SS, Höß, che ha passato la serata pensando al modo più efficace per gassare tutti i partecipanti, ha dei conati di vomito così, cercando di scoprire se qualcuno l'ha visto, scruta i corridoi che si trasformano nel Museo statale di Auschwitz-Birkenau, in cui delle inservienti passano tra le camere a gas, i forni crematori e le stanze in cui sono conservate le migliaia di oggetti personali delle vittime per pulire.(by Wikipedia)

Un film sicuramente sconvolgente... dal mio punto di vista è incomprensibile come la famiglia intera possa aver vissuto un'esistenza normale senza fare caso a tutto quello che succedeva a pochi passi. Non si può certo dire che non se ne accorgessero, per tutto il film i rumori di sottofondo sono inequivocabili, ma la famiglia continua a vivere come se nulla fosse. Quando la moglie si rifiuta di seguire suo marito adducendo che i figli si sono ambientati e sono 'felici', mi si è gelato il sangue... come è possibile pensare di crescere figli nella convinzione così sbagliata di essere talmente superiori da poter decidere della vita o della morte di persone come te... Eppure sono sicura che questo film sia riuscito a catturare la vera essenza dei pensieri di chi credeva ciecamente che Hitler avesse ragione. Purtroppo, mi sento di dire, che siamo destinati a convivere sempre con personaggi di questo tipo, altrimenti le guerre probabilmente non ci sarebbero, ci sarà sempre qualcuno che pensa di avere dei 'diritti' sugli altri, di valere di più e per me non c'è niente di più sbagliato di chi crede che queste persone siano nel giusto!

Voto: 8

Roberto Bolle & Friends

La magia della grande danza di Roberto Bolle torna con il suo Gala Roberto Bolle and Friends al Teatro EuropAuditorium. C’è ancora riserbo sul cast che accompagnerà l’Étoile in questi nuovi appuntamenti per un programma che viene ideato dal Maestro Roberto Bolle mescolando repertorio classico e contemporaneo, pezzi inediti a grandi cavalli di battaglia. Sempre all’insegna della grande danza internazionale. (dal sito del Teatro EuropAuditorium)

Purtroppo dopo aver visto uno spettacolo di questo tipo, non potrò più andare a vedere nessun spettacolo di ballo classico... perchè non potrà mai essere a questo livello. E' stato bellissimo ed io non me ne intendo di balletto classico, ma proprio per questo, lo spettacolo così 'variegato', con un mix di moderno e classico è stato piacevole ed emozionante. Roberto è straordinario, ha una capacità comunicativa con i suoi movimenti che è ineguagliabile. La sua fisicità è un valore aggiunto, si direbbe che essendo molto alto e molto fisicato potesse risultare poco fluido nei movimenti, ed invece, al contrario, riesce ad utilizzare il suo corpo per 'parlare' con i movimenti. Bravissimi anche tutti gli altri ballerini che lo accompagnano in questo spettacolo, un mix veramente molto equilibrato. Se dovessi scegliere un balletto tra quelli che ho visto, probabilmente scegliere il duetto che Roberto ha eseguito insieme ad un altro ballerino... veramente particolare ed emozionante.

Voto: 9 (non ho dato 10 perchè avrei voluto vedere qualche numero in più 😊)

venerdì 7 marzo 2025

A real pain

Regia di Jesse Eisenberg. Un film Da vedere 2024 con Jesse Eisenberg, Kieran Culkin, Will Sharpe, Jennifer Grey, Kurt Egyiawan. Cast completo Genere Drammatico, - USA, 2024, durata 90 minuti. Uscita cinema giovedì 27 febbraio 2025 distribuito da Walt Disney. O

David e Benji, due cugini non in sintonia tra loro, che si ritrovano per un tour in Polonia in onore della loro amata nonna. Il film ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 4 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, ha vinto 2 BAFTA, Il film è stato premiato a National Board, 2 candidature a Critics Choice Award, ha vinto un premio ai SAG Awards, ha vinto 2 Spirit Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a Producers Guild, a AFI Awards, ha vinto 2 NSFC Awards, A Real Pain è 9° in classifica al Box Office. mercoledì 5 marzo ha incassato € 31.510,00 e registrato 5.445 presenze.

David e Benji, due cugini diversissimi tra loro, si ritrovano all'aeroporto. Il primo vive a Brooklyn, è sposato e ha un figlio. Il secondo è uno spirito più libero dal carattere imprevedibile. Nati a tre settimane di distanza, sono stati molto legati durante l'infanzia, poi la loro vita ha preso delle strade divergenti. Hanno così deciso di partire per la Polonia per onorare la loro amata nonna Dory scomparsa da poco e connettersi con la sua storia passata. Giunti sul posto, si uniscono a un gruppo per un tour turistico di cui fanno parte un gruppo di persone che hanno un legame o un trauma legati alla ebraicità: i nonni di Marcia sono fuggiti dall'Olocausto, Mark e Diane hanno origini ebraiche-polacche ed Eloge è sfuggito al genocidio in Ruanda e si è convertito al giudaismo in Canada. La loro guida James invece sta cercando di fare al meglio il suo lavoro. Nel corso del viaggio, tra imprevisti e situazioni tragicomiche, riemergono le tensioni del passato della loro storia familiare.

Ci pensava da tempo Jesse Eisenberg ad A Real Pain, da quando ha fatto un viaggio in Polonia che ha ispirato anche un'opera teatrale, The Revisionist che ha debuttato nel 2013 nel teatro off Broadway.

Lì l'attore ha recitato la parte di un giovane statunitense, che si chiama sempre David, che è andato a trovare una cugina polacca più grande di lui, una sopravvissuta all'Olocausto, interpretata da Vanessa Redgrave. Forse è proprio in questo passaggio cinematografico che Eisenberg ha cercato di liberarsi da una struttura teatrale che poteva ingabbiare la vicenda. Ha viaggiato attraverso la Polonia affidandosi alle luci di Michael Dymek, il direttore della fotografia di EO di Skolimowski per un dramedy on the road sul tema della memoria privata e storica.

Il film è ambizioso ma anche decisamente sentito e gli dà l'opportunità di confrontarsi con le sue origini ebraiche e polacche. Anche questo suo secondo lungometraggio come regista, dopo When You Finish Saving the World, è un'altra storia di famiglia ma, pur essendo molto scritto, è decisamente un passo avanti rispetto al suo esordio. Guarda i luoghi con lo spaesamento ma anche la contagiosa sorpresa del cinema di Linklater, soprattutto nella scena davanti al Monumento agli eroi del ghetto a Varsavia dove c'è una simulazione del combattimento degli eroi ebrei contro i nazisti, ma anche in tutta la parte del viaggio in treno quando David e Benjii saltano la fermata.

Il personaggio interpretato da Eisenberg sembra un osservatore esterno, soprattutto davanti all'esuberanza del cugino dove Kieran Culkin porta sullo schermo con versatilità una figura che sembra molto vitale mentre in realtà è estremamente fragile. David è soprattutto elemento di supporto agli altri personaggi e si prende la scena solo nella parte iniziale con i molti messaggi lasciati al cugino prima di lasciarla quasi del tutto a Culkin, ormai impressionante nel mettere a fuoco anche le più piccole sfumature dei suoi personaggi dopo la figura di Roman Roy nella serie Succession.

I due attori sono diversissimi tra loro ma proprio per questo funzionano bene insieme. A Real Pain scopre progressivamente le loro ferite familiari ma anche il loro legame. Si può vedere anche nella scena in cui David mostra a Benji il video del figlio che conosce benissimo il numero dei piani dei più importanti edifici di New York. Il personaggio interpretato da Culkin lo guarda divertito ma anche con sincera partecipazione.

Probabilmente il film non riesce a centrare gli altri personaggi come è riuscito a fare con i due protagonisti, anche se trova delle intermittenti corrispondenze con quello di Marcia, interpretata da Jennifer Grey famosa soprattutto per il ruolo della diciassettenne 'Baby' che ha fatto coppia con Patrick Swayze in Dirty Dancing.

Trova però il suo 'autentico dolore' nella scena in cui David e Benji lasciano delle pietre davanti la porta della nonna e soprattutto in tutta la parte ambientata nel campo di concentramento di Majdanek con le immagini dei forni, le camere a gas e le macchie blu sulle pareti dei muri.

Lì il film, ma anche lo sguardo di Eisenberg regista, si prende il suo tempo davanti alle cicatrici della Shoah. Lo fa attraverso un contagioso silenzio, evidente anche nello stacco dell'inquadratura successiva sull'immagine del pullman prima che la musica riparta.

Sono due film diversissimi ma l'effetto è simile a quello di Austerlitz di Loznitsa senza però nessuna traccia documentaristica. Ed è la conferma di come questo film, questa storia, appartiene autenticamente a Eisenberg e l'ha mostrata nell'unico modo che ha potuto. Il risultato alla fine gli ha dato ragione. (by MyMovies.it)

Sono in difficoltà a dare un giudizio a questo film, perchè come prima impressione non mi è piaciuto, quando sono uscita dal cinema la prima cosa che ho pensato è che per fortuna è breve, ma a giorni di distanza, continuo a pensarci, e questo significa che mi ha lasciato qualcosa, o forse semplicemente non l'ho capito! Sinceramente devo ammettere che questa sensazione potrebbe anche non essere veritiera, forse non c'è nulla da capire ed è semplicemente la storia di due cugini che da ragazzi erano molto legati e da adulti le loro vite li hanno portati in direzioni diverse. Nel tentativo di rivivere i tempi andati decidono di fare questo viaggio improbabile nel paese natale della nonna, anche se sembrano lontani anni luce da quella vita. Il film poi inizia e finisce nel medesimo modo, questo mi disturba molto... mi aspettavo un 'viaggio' anche psicologico, invece sembra che tutto sia rimasto inalterato, quindi ci si domanda il perchè di tutto questo... Il carattere esuberante di Benji risulta a tratti fastidioso per poi evolversi in una fragilità inaspettata, ma anche questo tutto sommato passa inosservato e le preoccupazioni di David nei suoi confronti sembrano svanire immediatamente al suo ritorno in famiglia... Per non parlare di quello che si è visto dei posti visitati, sicuramente non invogliano ad un tour turistico e non sto parlando della visita al campo di concentramento, forse quella è l'unica parte che mi è piaciuta davvero, perchè è riuscito a far sentire i sentimenti che si provano quando si visita un sito di questo genere.

Voto: 6,5

martedì 4 marzo 2025

Il caso Jekill

SERGIO RUBINI, DANIELE RUSSO

tratto da Robert Louis Stevenson
adattamento Carla Cavalluzzi e Sergio Rubini
e con Geno Diana, Roberto Salemi, Angelo Zampieri, Alessia Santalucia 
scene Gregorio Botta
scenografa assistente Lucia Imperato
costumi Chiara Aversano
disegno luci Salvatore Palladino
progetto sonoro Alessio Foglia
regia Sergio Rubini

produzione Fondazione Teatro Di Napoli - Teatro Bellini,
Marche Teatro, 
Teatro Stabile di Bolzano

Il nostro Henry Jekyll è uno stimato e blasonato studioso della mente vissuto tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, proprio nello stesso periodo in cui nasce e si sviluppa la psicanalisi.
Dopo un’affannosa e solitaria ricerca sui disturbi psichici dei propri pazienti, il grande luminare è approdato all’individuazione delle cause della malattia mentale: all’origine di quei disturbi vi è il conflitto tra l’Io e la sua parte oscura, la sua Ombra, quella battezzata in quegli anni con il nome di Inconscio.
Secondo gli approdi scientifici del dottor Jekyll, l’Io anziché reprimere questa parte, che se troppo compressa improvvisamente potrebbe emergere in tutta la sua violenza fino a sfociare talvolta nella follia, deve imparare a riconoscerla e a stabilire con essa un rapporto, un dialogo costruttivo. L’Ombra, infatti, non è costituita solo da istinti e desideri inconfessabili, ma è anche e soprattutto fonte di creatività e di piacere, oltre a rappresentarci per ciò che siamo veramente, nel profondo. Il dottor Jekyll decide così di sperimentare su se stesso le sue teorie tirando fuori dalla caverna del conscio ciò che è a lui stesso nascosto, a cui dà il nome di Edward Hyde. Ciò che il dottore non mette in conto è che una volta liberato quel suo famigliare oscuro, questi, anziché soggiacere alle regole del dialogo impostate dalla sua parte razionale, inizia progressivamente a vivere di vita propria dando libero sfogo alle sue inclinazioni più malvagie e violente fino a prendere il sopravvento sull’intera vita dell’esimio scienziato. A cadere vittima di Edward Hyde, oltre a tutte le figure chiave della vita del medico, ignare di chi si nasconda dietro quell’essere spregiudicato, sarà Jekyll stesso, che al culmine degli orrori collezionati dal suo doppio malvagio, sarà messo di fronte all’amara scelta se continuare a tenere in vita Edward Hyde o “disinnescarlo” anche a costo di ucciderlo. (dal sito del Teatro Comunale di Carpi)

Uno spettacolo inquietante e un Jekyll/Hyde magistralmente interpretati da Daniele Russo. Al termine dello spettacolo si prova quasi pena per quest'uomo sopraffatto dal suo 'io' malvagio, che ha la meglio sul suo 'io' coscienzioso di medico. La voce narrante di Sergio Rubini è una tra le più limpide e chiare che abbia mai sentito, capace di catturare l'attenzione. 

Voto: 7

 

 

 

Aggiungi un posto a tavola

Una produzione di Alessandro Longobardi e Viola Produzioni srl
commedia musicale di Garinei e Giovannini
scritta con Jaia Fiastri
liberamente ispirata a After me the Deluge di David Forrest
con Giovanni Scifoni (Don Silvestro), Lorella Cuccarini (Consolazione), Marco Simeoli (sindaco), Sofia Panizzi (Clementina), Francesco Zaccaro (Totò), Francesca Nunzi (Ortensia)
la voce di lassù è di Enzo Garinei
musiche di Armando Trovajoli
scenografie originali di Giulio Coltellacci adattamento scenografico di Gabriele Moreschi
costumi originali di Giulio Coltellacci adattamento di Francesca Grossi
disegno luci di Emanuele Agliati
disegno fonico di Emanuele Carlucci e Tommaso Macchi
direttore di produzione Carlo Buttò
supervisione artistica Alessandro Longobardi
coreografie originali di Gino Landi riprese da Cristina Arrò
direzione musicale Maurizop Abeni
regia originale di Pietro Garinei e Sandro Giovannini ripresa teatrale di Marco Simeoli

ensemble:
Alessandro Di Giulio
(Cardinale), Chiara Albi, Simone Baieri, Giuseppe Bencivenga, Vincenza Brini, Nico Buratta, Giuditta Cosentino, Francesco De Simone, Anna Di Matteo, Stefano Martoriello, Eleonora Peluso, Annamaria Russo, Rocco Stifani, Ylenia Tocco.

Dopo quattro stagioni di grande successo torna, con un cast prestigioso, Aggiungi un posto a tavola. Lo spettacolo che quest’anno festeggia 50 anni di successi.

La storia narra le avventure di Don Silvestro, parroco di un paesino di montagna che un giorno riceve una telefonata inaspettata: Dio in persona lo incarica di costruire una nuova arca per affrontare l’imminente secondo diluvio universale. Aiutato dai compaesani, Don Silvestro riesce nella sua impresa, nonostante l’avido sindaco Crispino che tenterà di ostacolarlo in ogni modo, e l’arrivo di Consolazione, donna di facili costumi che metterà a dura prova gli uomini del paese.

Quando comincia il diluvio, sull’arca si ritrovano solo Don Silvestro e Clementina, figlia del sindaco perdutamente innamorata di lui. Mentre i paesani vengono sommersi dall’acqua, Don Silvestro decide di abbandonare l’arca per condividere con i suoi fedeli quel terribile momento: un gesto infinito d’amore che Dio premia facendo cessare il diluvio. L’avventura si chiude attorno a una tavola in festa che celebra il ritorno alla serenità. (dal sito del Teatro EuropAuditorium)

Non è la prima volta che vedo questo spettacolo meraviglioso, anni fa lo vidi con il figlio di Johnny Dorelli e lo amai alla follia, mentre questa nuova produzione l'ho già vista due volte!!! E vi dirò, forse la seconda mi è piaciuta ancor più della prima... Giovani Scifoni, Lorella Cuccarini e Sofia Panizzi per me sono insuperabili e non ha prezzo vedere uno spettacolo che ti fa sorridere, che dona una serenità di cui tutti abbiamo bisogno!!! Bravi bravi bravissimi... lo vedrei altre 100 volte!!! 

Voto: 10 con lode

 

giovedì 27 febbraio 2025

We live in time

Regia di John Crowley. Un film Da vedere 2024 con Florence Pugh, Andrew Garfield, Adam James, Aoife Hinds, Gianni Calchetti. Cast completo Titolo originale: We Live in Time. Genere Drammatico, - Gran Bretagna, Francia, 2024, durata 107 minuti. Uscita cinema giovedì 6 febbraio 2025 distribuito da Lucky Red.

Si incontrano in un ospedale. Lui è Tobias Durand, lavora per la fabbrica di cereali Weetabix e si trova in strada di sera in accappatoio alla ricerca di una penna per firmare le carte del divorzio. Lei è Almut Brühl, un ex-pattinatrice ora chef in ascesa che l'ha investito. Tra loro nasce una forte attrazione e dopo poco vanno a vivere insieme. Da lì parte la loro storia che attraversa circa dieci anni, tra alti e bassi, momenti di grande felicità culminati con la nascita della figlia ad altri tragici quando Almut scopre di avere un cancro e deve scegliere un trattamento che può allungarle la vita ma farla soffrire di più oppure sfruttare al meglio il tempo che le rimane.

Tutto nasce per caso. Oppure no. Una matita che si spezza, un' auto incastrata tra altre due, date di momenti importanti che finiscono per coincidere. We Live in Time non è solo un melodramma sulla malattia, o almeno non soltanto.

Rispetto a Voglia di tenerezza, segue un percorso meno classico e non lineare da un punto di vista narrativo. Per questo passato e presente si alternano per mettere a fuoco la vita della coppia tra incomprensioni (la reazione di Almut quando Tobias le ha chiesto di sposarlo) a frammenti di felicità, dai momenti sulla giostra fino alla scena, la più coinvolgente ma anche frenetica, irresistibile di tutto il film, del parto nella stazione di servizio con la porta del bagno bloccata.

John Crowley segue i suoi protagonisti nel corso del tempo come aveva già fatto con Il cardellino ed Boy A che è stato anche il primo ruolo da protagonista per Andrew Garfield. L'attore statunitense in We Live in Time trova un'intesa perfetta con Florence Pugh. Sono loro i principali punti di forza di un film caratterizzato da una drammaturgia solida, quasi di stampo teatrale nei dialoghi della sceneggiatura di Nick Payne che trova a sua volta un magnifico contrasto con un cinema che prova a immortalare la fuggevolezza del tempo.

Forse lo stesso tipo di struttura, con altri attori, non avrebbe retto allo stesso modo. Sia Garfield sia Pugh li rendono aderenti alla realtà, lasciano avvertire quello che provano anche con un solo sguardo come nella prima reazione di entrambi davanti al responso della dottoressa, oppure mettono in evidenza anche le tensioni nascoste della coppia che emergono, per esempio, dopo che Tobias ha visto il filmato della gara di pattinaggio di Almut.

Ci sono però anche toccanti momenti di istintiva intimità quando lui le taglia i capelli. Oppure tutte le scene in cucina, come la preparazione e la gara internazionale di cucina del Bocuse d'or che sembrano uscite da The Bear e alterano nuovamente gli equilibri tra i due personaggi perché Almut inizialmente aveva tenuto all'oscuro Tobias che avrebbe partecipato alla competizione.

We Live in Time cammina sospeso, potrebbe cadere da un momento all'altro, diventare troppo sentimentale oppure al contrario cercare un taglio più brillante. Trova invece un miracoloso equilibrio proprio perché riesce a intrecciare insieme due diagnosi di cancro, una storia d'amore, la nascita di una figlia nello stesso film.

Il cineasta si mette principalmente al servizio della storia e dei suoi attori ed è per questo che la sua regia è così trasparente a quella tradizionale di Brooklyn. In quel caso mostrava una faccia del 'sogno americano', qui invece le pagine della vita di una coppia. Come i protagonisti, We Live in Time coglie l'attimo. Ogni piano su di loro (insieme o da soli) cattura il momento di felicità o disperazione. Non c'è mai un esito scontato come nei drammi sulla malattia, anche quello bellissimo di James L. Brooks con Debra Winger e Shirley MacLaine. Il destino di Tobias e Almut può cambiare da un momento all'altro prima del finale. Il vissuto e la sua rappresentazione sono la stessa cosa. In We Live in Time, tra il cinema e la vita non c'è più nessuna distanza.(by MyMovies.it)

Mah... che dire... avevo delle aspettative su questo film, mi avevano detto che avrebbe fatto piangere e quindi ero pronta ad una storia drammatica, di cui tra l'altro conoscevo già la trama principale, ma sono rimasta delusa. Non dalla storia in sè, ma da come è stata raccontata, i continui salti tra il passato e il presente, a lungo andare, mi sono risultati un po' fastidiosi e poi non ne capisco la necessità. Forse si voleva rendere la storia più interessante, meno scontata nella sua trama tanto reale, quanto crudele... ma a volte non c'è nulla di male nel raccontare una storia così come si è svolta. Se il pubblico non vuole vedere una storia vera, raccontata con tutte le sue sfumature ha la possibilità di scegliere un film di genere diverso... fortunatamente abbiamo solo l'imbarazzo delle scelta!

VOTO: 6- (per la trama 7)

 

Matrimonio di convenienza

di Felicia Kingsley

Jemma fa la truccatrice teatrale, vive in un seminterrato a Londra e colleziona insuccessi in amore. Un giorno però riceve una telefonata dal suo avvocato che potrebbe cambiarle la vita: la nonna Catriona, la stessa che ha diseredato sua madre per aver sposato un uomo qualunque e senza titolo nobiliare, ha lasciato a lei un'enorme ricchezza. Ma a una condizione: che sposi un uomo di nobili natali. Il caso vuole che l'avvocato di Jemma segua un cliente che non naviga proprio in acque tranquille: Ashford, il dodicesimo duca di Burlingham, è infatti al verde e rischia di perdere, insieme ai beni di famiglia, anche il titolo. Ashford è un duca, Jemma ha molti soldi. Ashford ha bisogno di liquidi, Jemma di un blasone... Ma cosa può avere in comune la figlia di una simpatica coppia hippy, che ama girare per casa nuda, con un compassato lord inglese? Apparentemente nulla... Il loro non sarà altro che un matrimonio di convenienza, un'unione di facciata per permettere a entrambi di ottenere ciò che vogliono. Ma Jemma non immagina cosa l'aspetta, una volta arrivata nella lussuosa residenza dei Burlingham: galateo, formalità, inviti, ricevimenti e un'odiosa suocera aristocratica. E a quel punto sarà guerra aperta... (by Amazon.it)

E' facile innamorarsi di questi romanzi rosa leggeri e spassosi, mi ricordano molto i primi della saga 'I love shopping' della Kinsella. Anche in questo caso mi sono ritrovata a sorridere da sola come una cretina, mentre leggevo frasi che fanno parte del mio interloquire quotidiano. Forse perchè l'autrice è proprio delle mie zone, alcuni modi di dire, vederli scritti nero su bianco mi fanno sorridere e rendono la lettura molto piacevole. Mettici poi l'ambientazione alla Jane Austen e non ci sono dubbi, lo annovero tra i miei romanzi scaccia pensieri preferiti. 

venerdì 21 febbraio 2025

Captain America. Brave New World

Regia di Julius Onah. Un film con Anthony Mackie, Danny Ramirez (I), Shira Haas, Carl Lumbly, Xosha Roquemore. Cast completo Titolo originale: Captain America: New World Order. Genere Fantascienza, Avventura, Azione, - USA, 2025, durata 118 minuti. Uscita cinema mercoledì 12 febbraio 2025 distribuito da Walt Disney.

L'ex Generale Thaddeus "Thunderbolt" Ross è divenuto presidente degli Stati Uniti con una campagna elettorale all'insegna dell'unità del Paese e la sua collaborazione con il nuovo Capitan America sembra migliorare di giorno in giorno. Dopo una missione completata con successo contro i Mercenari dei Serpenti, Sam Wilson viene infatti invitato alla Casa Bianca, accompagnato dal nuovo Falcon, Joaquin Torres, e dal Capitan America dimenticato della Guerra di Corea, vittima per decenni di esperimenti governativi: Isaiah Bradley.

In questa occasione però ha luogo un attentato alla vita del Presidente, che inoltre incrina il rapporto con il Giappone per l'impiego di un nuovo straordinario metallo: l'adamantio, recuperato dalla "massa celestiale" nell'Oceano Indiano. Sam Wilson dovrà cercare di venire a capo di un complesso intrigo e a complicare le cose c'è l'agente presidenziale Ruth Bat-Seraph, di origini israeliane ma addestrata nella Stanza Rossa delle Vedove.

Il tentativo di ritornare a toni più sobri e a intrighi più complessi e spionistici è evidente nel nuovo Captain America - Brave New World ma il film non riesce mai a trovare una vera intensità drammatica e solo nella seconda parte è visivamente spettacolare.

Il regista Julius Onah infatti non sembra essere stata una scelta vincente per la messa in scena delle molte scene d'azione corpo a corpo, dove tutto finisce triturato in uno spezzatino caotico di stacchi, che non restituiscono la fluidità dei movimenti né la dinamica delle coreografie. Le cose migliorano quando il nuovo Capitan America fa quello che sa fare meglio, ossia volare. In un elaborato "set-piece" aereo, tra caccia, navi da guerra e la titanica mano calcificata del Celestiale di Eternals che si erge in mezzo all'Oceano, il film trova la sua prima scena vincente. La seconda sarà il combattimento, ampiamente già svelato dai trailer, contro l'Hulk Rosso, ossia il Presidente Ross trasformato in un potentissimo mostro.

Che Hulk Rosso sia stato così presente nei trailer e pure nella locandina del film è però un autogol, perché la trasformazione dovrebbe essere il climax del piano del villain, un mistero che cresce lentamente di rivelazione in rivelazione dove lo spettatore ignaro si chiederebbe cosa sta davvero succedendo a Ross e cosa vuole l'enigmatico antagonista, che inizialmente viene nominato solo come "il compratore". Purtroppo invece il pubblico assisterà quasi annoiato all'accumulo di indizi e rivelazioni sapendo già il suo esito e chiedendosi perché il film le tratti come chissà quale mistero. Chiaramente in fase di scrittura e riprese non era stato questo il piano, ma poi gli insuccessi degli ultimi Marvel Movies devono aver portato la comunicazione a decidere che Hulk Rosso doveva essere il "selling point" del film, visto che Sam Wilson come Captain America rischiava di essere rifiutato e non richiamare pubblico.

D'altra parte Sam Wilson stesso è un problema, perché il film non riesce a dargli spessore drammatico. Certo vive la pressione di non essere degno del ruolo affidatogli da Steve Rogers, ma per esempio la sua identità di nero americano non è minimamente problematizzata - in questo senso aveva fatto meglio, senza nemmeno provarci un granché, la miniserie Tv The Falcon and the Winter Soldier. Se davvero si voleva tornare alle atmosfere di Captain America - The Winter Soldier, era necessario che l'intreccio del film toccasse la sfera personale di Sam, analogamente a come Steve Rogers era turbato dal dover combattere il redivivo miglior amico.

Invece il coinvolgimento di Sam Wilson è dovuto solo al suo "lavoro" e l'unico vero elemento personale del film è il suo rapporto con Isaiah Bradley - che è poi il personaggio migliore di Captain America - Brave New World, purtroppo però presente in poche scene. È invece fin troppo presente la spalla latina Joaquin Torres, che cerca di fare il simpatico a ogni costo, e risulta petulante. Va meglio con quelli che sono davvero al centro del dramma del film, ossia i personaggi di Tim Blake Nelson e Harrison Ford, ma purtroppo il film non è dedicato a loro se non in parte.

Per quanto, in conclusione, Captain America - Brave New World non sia un film infelice, non riesce però mai a risultare appassionante, vuoi per il protagonista drammaturgicamente debole, vuoi per il mistero già svelato, vuoi per il tasso spettacolare che si alza tardivamente. Il ritorno in auge della Marvel ha bisogno di meglio.(by MyMovies.it)

Personalmente l'ho trovato molto deludente. Se da una parte ho trovato il nuovo Captain America abbastanza credibile e soprattutto molto umano, non ho apprezzatto per niente l'intepretazione di Harrison Ford, che ho trovato 'piagnucoloso' per quasi tutto il film per poi trasformarsi in un Hulk rosso abbastanza improbabile. Come al solito le scene di battaglia sono sempre molto spettacolari ma al termine del combattimento, quando Captain America riesce finalmente a calmare Hulk mi sono chiesta: 'Ma c'era proprio bisogno di distruggere mezza Washington prima di fare un bel discorso ad Hulk???' 😀

Voto: 6-- (si poteva fare di meglio...)